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 Sala Gremita di un noto multisala romano. Il pubblico è quello delle grandi occasioni: primo mercoledì di programmazione per 2012. Gabbie aperte. Ma l'oscar della serata arriva addirittura prima dei titoli di testa: appare l'eterea e algida dea simbolo della Columbia Pictures (vedi immagine sotto...) e il ragazzino dietro di me ammette candidamente: "Io questa ho sempre sognato di scoparmela". Tempismo, onestà e originalità. Buzzicometro in tilt, per me per quest'anno la gara è chiusa.

Altro discorso per il film. ATTENZIONE, SEGUONO MOLTI SPOILER. Volevo veramente lo Zero Assoluto, era l'ultima occasione dell'anno. Invece nelle due ore e mezza (ma siamo matti??) di film si passa decisamente troppo poco tempo a (non) preoccuparsi delle sorti di John Cusack e Amanda Peet invece che a vedere qualche bella catastrofe. Se io vado al cinema a vedere un disaster movie sulla fine del mondo, beh...tifo per la fine del mondo, non perchè si salvino gli americani, i ricchi sfondati, la regina Elisabetta e i cinesi. E un po' il paradosso è questo...che tutta la lunga parte finale del film si basa su una tensione (ce la faranno gli americani e i ricchi sfondati?) che non esiste, anzi. La replica del Titanic sull'Himalaya, quello sì sarebbe stato un gran finale. E un bel 2013 senza più neanche un americano. Tanto, non c'è un americano bono, lo diceva pure Benigni prima che se lo comprassero a suon di Oscar.  Poi vabbè, se uno pensa che tutti i superstiti sono imbarcati su navi Made in China, probabilmente sulla terra riemersa non ci arriva nessuno comunque.

Tra tutte le cose assurde che accadono (e che ti fanno pensare che se davvero accadesse qualcosa del genere, non necessitando la realtà di espedienti cinematografici, sarebbe molto molto peggio di così) l'unica per cui la sospensione dell'incredulità è costretta ad arrendersi è la scena per cui stanno venendo giù dalle risate (a quanto sembra) le sale cinematografiche di mezza Italia, ovvero quella relativa alla scelta del Primo Ministro Italiano davanti alla tragedia. Vale il prezzo del biglietto, quindi non anticipo nulla, è la scena dell'anno. Tra l'altro mentre gli americani si organizzano per darsi soccorso, noi veniamo raffigurati, per contrasto, nel novero di quelli che si affidano alle preghiere. Estinzione garantita e anche meritata.

Mi aspettavo più sfaceli (Londra? Parigi? Tokyo? il Billionaire?) e ci avrei visto bene un cameo di Giacobbo trionfante vestito da templare vichingo in cima alla Piramide di Giza o un inside joke di Emmerich che prendeva appunti per il suo successivo film.
Decisamente impressionante la distruzione di Los Angeles e di Washington, nonchè la nota scena dell'inondazione dell'Himalaya, per il resto la qualità degli effetti è sorprendentemente bassa e il divertimento non comincia mai del tutto (dov'è Will Smith con le sue battute quando serve?). Almeno mezz'ora senza dialoghi, solo catastrofe ci stava tutta...
Comunque quello che ho capito è questo: se arriva la fine del mondo, o gli alieni, basta tenersi lontano da tutti i monumenti più importanti, perchè vengono distrutti sempre per primi, e da tutti gli attori famosi, che hanno una naturale tendenza a trovarsi a meno di un metro da qualunque voragine si apra nel terreno. Loro si salvano sempre, gli altri mai.
John Cusack in questo film, nell'ordine: sfugge in limousine alla faglia di Sant'Andrea, passando anche in un palazzo mentre crolla, prende l'aereo e si fa il secondo giro, prende un camper e dribbla l'eruzione di tutto lo YellowStone Park, sale su un'altro aereo e si fa Las Vegas - Himalaya praticamente tutta precipitando, scende al volo dall'aereo su una Bentley sopra un ghiacciaio, rischia l'affogamento e la replica del Titanic, scampandosela sempre per un attimo o un centimetro (e vedendo spesso e volentieri i suoi compagni di sventura, meglio se Russi, morire per lo stesso centimetro), e chiude con la peggior battuta di tutto il film, e dire che ce ne voleva. Però torna con Amanda Peet, sospirone di sollievo. Con buona pace del povero Gordon, che c'aveva scritto "muoiodisicuroperchètantoleitornaconlui" in fronte dalla prima scena.
Gli americani si portano via le giraffe (??) e la Gioconda, ovviamente più importanti delle persone, a questo punto spero che gli inglesi oltre alla vecchiaccia pensino almeno ai dischi dei Beatles (vabbè che Paul si salva di sicuro). Noi finiamo insieme a Francesi, tedeschi e Spagnoli. Certo a calcio poi sfondiamo tutte le nuove nazionali post apocalisse, anche perchè di brasiliani non si salva nessuno. "Noi"....secondo il film, di noi si salverebbero individui come La Russa, Bossi, Schifani, Brunetta, Tremonti, Lapo Elkann e Briatore con la Gregoraci. Poi dici uno tifa per l'Apocalisse.

 
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 Ad esempio mio fratello fa esplodere gli schermi al plasma solo guardandoli. Pare che una volta abbia anche ucciso un iphone 3G.
Ad esempio mia madre mi telefona ogni volta che sto al cesso.

Uno ci può anche scherzare, ma col paranormale c'è da stare attenti. Pensate se mia madre mi chiama e mio fratello pensa al mio iphone contemporaneamente...quel bagno diventa un casino.

"L'uomo che fissa le Capre" è una storia molto buffa e in parte vera su un reparto dell'esercito americano composto di soldati presumibilmente dotati di poteri psichici. Cast importante e in palla: George Clooney versione idiota, Jeff Bridges versione Lebowski, Kevin Spacey che fa il verme (gli viene benissimo, meglio che a Micheal Douglas), Ewan McGregor versione allocco.
Il risultato non è al di sopra della somma delle parti, la chimica tra gli attori c'è, le scene divertenti sono parecchie (sembra un po' un film dei fratelli Coen) e la satira a tratti funziona...sembra solo un po' tutto fuori fuoco, un po' già visto...è come se la satira militare fosse indebolita dal ridicolo insito nell'elemento paranormale (trattato con molta ironia anche nel film), come se non si capisse se l'obiettivo sia mettere alla berlina il militarismo e la guerra "preventiva" oppure le ricerche sui poteri psichici.
Anche il finale pacifista e buonista è un po' in calando rispetto alle premesse.
La cosa più divertente per me (ma non per Daniele che era con me e che non sa neanche cosa sia Star Wars) è certamente Clooney che parla di Cavalieri Jedi e Lato Oscuro a Ewan "OBI WAN KENOBI" MCGregor...ma questo non può certo essere considerato un pregio del film, anzi.
Tutto sommato, grazie soprattutto a Jeff Bridges e George Clooney, il film funziona, solo che sembra che ormai il numero di star presenti nel cast sia inversamente proporzionale alla riuscita del film...manca la regia e manca un po' di cattiveria, evidentemente, ma non è che Soderbergh in Ocean's 12 abbia fatto molto meglio, per esempio.

Chiudo qui che devo andare al bagno. Così dico anche a mia madre cosa voglio domani per pranzo.

 

 
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Una carezza in un pugno, come la canzone.
Nel paese delle creature selvagge è un film difficile. Soprattutto dal punto di vista commerciale: ci sono i pupazzoni, ma non è un film da bambini, ci sono delle creature immaginarie, ma non è un fantasy. Il protagonista è un bambino, quindi risulta difficile immedesimarsi e ancor più capire le creature, che essendo un parto mentale del protagonista ragionano in modo molto poco lineare. Nel Paese delle Creature Selvagge è il classico film che indica la luna con un dito troppo bello per non distrarti...
Però, se poco poco si riesce a non cadere nella tentazione di risolvere l'equazione "pupazzone uguale..." oppure "bambino protagonista uguale...", ci si trova davanti un gioiello di rara bellezza e intensità. Raccontare la solitudine ed il dolore non è mai facile, andare per metafore ancora meno. Spike Jonze lo fa e lo fa benissimo, adattando il libro di Maurice Sendak.
Ci sono stati problemi con la produzione, chissà quale era il progetto originale (probabilmente ancora più cupo).
Forse non tutti hanno avuto un'infanzia difficile, però a chi non capita di dover affrontare i propri mostri? Arriva il momento (anche più di uno) in cui bisogna prendere la propria barchetta e solcare l'oceano da soli, andare a nel paese delle creature selvagge, conoscerle, affrontarle, soprattutto capire quando è il momento di tornare a casa. Non è un film sull'infanzia, assolutamente...casualmente, l'ho visto a pochi giorni di distanza dallo sconcertante Tideland di Terry Gilliam, quello sì, un manifesto alla psiche infantile e alle sue capacità di autodifesa (e infatti io non ce l'ho fatta a vederlo tutto di seguito, mi stava inquietando troppo...).
Se è un bambino a doverlo fare, è ovvio, la fantasia scevra di sovrastrutture logiche e sociali prende il sopravvento e ogni emozione forte, ogni cosa con cui venire a patti diventa un essere vivente con cui vivere un'avventura.
Nella mente di un bambino le creature selvagge sono pericolose, buffe, ingenue, potenti e indistruttibili...A lasciarsi andare, si rischia davvero di perdersi, ci sono momenti comici, momenti spaventosi, momenti dolorosi, momenti teneri. Spike Jonze costruisce un bozzolo nel quale si resta avvolti. La colonna sonora è bellissima e mai pretestuosa, le creature sono inquietanti e tenere al tempo stesso, il piccolo Max trasmette sin da subito tutto il dolore della sua condizione. Non è una storia, non bisogna ingannarsi, è la trasposizione in immagini di una riflessione, è bellissimo solo a pensarci...Jonze fa il resto, con alcune sequenze particolarmente evocative e toccanti. Non escono tanti film all'anno così. Spesso il cinema indipendente sceglie un approccio brutale e asciutto per raccontare questi temi, la sensazione alla fine è sempre quella di un'esasperante pesantezza. Personalmente, preferisco un approccio più artistico e visivo, in cui basta guardare il dito nella maniera giusta per vedere anche la luna: questo film mi ha fatto questo effetto, sono proprio contento che esista anche questo cinema.

 

 

 

 
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